LE PAROLE PER DIRLO

Rimuginare troppo: quando i pensieri diventano erbacce mentali.

A giugno, in giardino e nei vivai, non cresce solo quello che abbiamo seminato con cura, crescono anche le erbacce. Spuntano tra una pianta e l’altra, occupano spazio, rubano acqua, luce, nutrimento. A volte all’inizio sembrano piccole, quasi innocue. Poi, se non ce ne accorgiamo, iniziano a invadere tutto.

Succede qualcosa di simile anche nella mente: ci sono pensieri che tornano, si allargano, si intrecciano tra loro. Pensieri che magari nascono con una buona intenzione: proteggerci, prepararci, aiutarci a capire, ma che a ben guardare invece di portarci da qualche parte, ci lasciano sempre nello stesso punto. Qualche esempio?

“Avrei dovuto rispondere diversamente.”
“E se avessi sbagliato tutto?”
“Perché gli altri sembrano sempre più avanti?”
“E se non fossi abbastanza?”
“E se questa cosa andasse male?”

Non sempre questi pensieri sono inutili. Alcuni ci segnalano qualcosa: una paura, un bisogno, una scelta da guardare meglio. Ma quando diventano ripetitivi, insistenti, circolari, possono iniziare a occupare troppo spazio.

Quando pensare non è di grande aiuto

Riflettere ci aiuta a comprendere quello che proviamo, a dare senso alle esperienze, a prendere decisioni più consapevoli, ma non tutti i pensieri sono riflessivi.

A volte crediamo di stare “ragionando”, mentre in realtà stiamo girando intorno allo stesso nodo senza riuscire ad avvicinarci davvero a una soluzione. La psicologia distingue spesso tra ruminazione e rimuginio. La ruminazione tende a tornare sul passato, su ciò che è accaduto, su errori, perdite, domande senza risposta. Il rimuginare guarda più spesso al futuro, anticipando scenari negativi e possibilità minacciose. In entrambi i casi, il pensiero può diventare ripetitivo e faticoso.

Perché il “non pensarci” non funziona

Quando un pensiero diventa insistente, spesso qualcuno ci dice: “Non pensarci, vedrai che si risolve”. Ma la mente non funziona come una finestra del computer che possiamo chiudere con una X. E spesso più cerchiamo di scacciare un pensiero, più quel pensiero torna.

Non possiamo fare diserbo totale della mente, e forse non sarebbe nemmeno utile. Alcuni pensieri vanno ascoltati. Alcune preoccupazioni hanno qualcosa da dirci. Il lavoro è un altro: imparare a riconoscere quando un pensiero ci sta aiutando e quando, invece, sta solo occupando spazio.

Diradare non significa strappare via tutto

Nel vivaio, diradare non vuol dire distruggere. Vuol dire fare spazio per permettere a quello che sta crescendo di ricevere più luce.

Anche nella vita interiore possiamo provare a fare qualcosa di simile. Non giudicare i pensieri, non combatterli con violenza, possiamo iniziare a guardarli con più attenzione.

“Questo pensiero mi sta aiutando?”
“Mi sta portando verso qualcosa?”
“Mi sta proteggendo da una paura che non ho ancora nominato?”
“Oppure mi sta solo facendo girare in tondo?”

A volte basta questo primo gesto per creare un po’ di distanza. Il pensiero non sparisce, ma smette di essere l’unico paesaggio che vediamo.

Quando chiedere aiuto

Se i pensieri diventano troppo insistenti, se occupano gran parte della giornata, se disturbano il sonno, l’umore, le relazioni o la capacità di affrontare le cose quotidiane, può essere importante parlarne con un professionista.

Chiedere aiuto non significa non saper gestire la propria mente. Significa riconoscere che, a volte, serve uno spazio sicuro per distinguere ciò che va ascoltato da ciò che ci sta consumando.

La psicoterapia può aiutare proprio a fare questo: dare un nome ai pensieri, capire da dove arrivano, riconoscere i meccanismi che li alimentano e trovare modi più gentili per stare con sé.

Un piccolo seme di cura: il diserbo gentile

Questa settimana prova un piccolo esercizio: quando un pensiero torna più volte, scrivilo su un foglio o nelle note del telefono.

Poi chiediti:

Mi sta aiutando a capire qualcosa?
Mi sta indicando un’azione possibile?
O mi sta solo facendo girare in tondo?

Se ti indica qualcosa di concreto, prova a trasformarlo in un piccolo passo.Se invece gira soltanto, prova a dirti:

“Ti ho visto. Ma non devo seguirti per forza.”

Non è una formula magica, è solo un piccolo gesto di cura. Prova e facci sapere com’è andata…