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LE PAROLE PER DIRLO

​​Quando il cibo diventa un segnale: capire i disturbi alimentari negli adolescenti.

C’è un momento in cui il rapporto con il cibo smette di essere naturale e inizia a parlare un linguaggio fatto di disagio, controllo, ansia. A volte silenziosamente, a volte con segnali evidenti, gli adolescenti (ma anche i giovani adulti) manifestano una sofferenza profonda proprio attraverso ciò che mangiano — o che smettono di mangiare. Parlare di disturbi alimentari non significa solo occuparsi di alimentazione. Ma entrare nel cuore di una complessità psicologica che coinvolge corpo, emozioni e relazioni. Un bel groviglio…

Cosa sono i disturbi del comportamento alimentare (DCA)?
I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie complesse che coinvolgono una relazione disfunzionale con il cibo e con il proprio corpo. Non si tratta di “capricci”, di semplici fissazioni, o torti che sentiamo di subire ma di disturbi psicologici che possono avere gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale.

I principali disturbi sono:
* Anoressia nervosa: restrizione estrema dell’alimentazione, paura intensa di ingrassare, immagine corporea distorta.
* Bulimia nervosa: abbuffate seguite da comportamenti compensatori (vomito autoindotto, digiuno, uso di lassativi).
* Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder): abbuffate ricorrenti, senza compensazione, spesso accompagnate da sensi di colpa e vergogna.
* Altri disturbi alimentari emergenti come ortoressia (ossessione per il cibo “sano”) o vigoressia (ossessione per l’attività fisica e la muscolatura) sono sempre più diffusi.
I dati sul numero di persone che ne soffrono sono sono, purtroppo, allarmanti. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di un DCA. Il 95% dei casi riguarda adolescenti e giovani adulti, con un’incidenza crescente anche tra i maschi. Anche l’età di esordio si è abbassata: oggi i primi segnali possono comparire già tra i 9 e i 12 anni. I disturbi alimentari non hanno un’unica causa. Sono il risultato di una combinazione di più fattori. Eccone alcuni:
* Psicologici: bassa autostima, perfezionismo, bisogno di controllo.
* Familiari: dinamiche conflittuali, aspettative elevate, difficoltà comunicative.
* Sociali e culturali: pressione sociale, modelli estetici irrealistici, utilizzo dei social media.
* Biologici e genetici: predisposizione individuale e alterazioni nei meccanismi di regolazione dell’umore e dell’appetito.

Ma non è sempre (già) un disturbo alimentare.
Ci sono anche forme di attenzione al corpo e al cibo che non rientrano in un disturbo alimentare conclamato, ma che meritano comunque ascolto. Sono campanelli d’allarme che parlano di un disagio in corso, anche se ancora difficile da nominare.
Spesso il controllo del cibo diventa l’unica àncora in un mondo che sembra sfuggire di mano. Quando tutto sembra incerto o ingestibile, l’alimentazione diventa un territorio dove si può esercitare potere. Un modo, seppur doloroso, per sentirsi padroni di qualcosa.
C’è poi l’annullamento del corpo in trasformazione, specialmente nelle ragazze, che può riflettere la fatica di accettare una femminilità che arriva in modo dirompente. A volte troppo presto, a volte troppo forte. Alcune giovani faticano a riconoscersi in quei cambiamenti corporei e cercano inconsciamente di bloccarli.
In altri casi, c’è un rifiuto del femminile perché vissuto come fragile o inadeguato. Si cerca rifugio in un corpo androgino, più neutro, o si sposta tutto sulla mente, intellettualizzando le emozioni per aderire a un ideale di forza più razionale e meno “sentita”.

Quali segnali d’allarme è importante osservare nei ragazzi per intervenire per tempo? Spesso sono sottili e facili da confondere con cambiamenti legati semplicemente all’adolescenza. Ma alcuni campanelli d’allarme vanno ascoltati:
* Rifiuto di mangiare determinati alimenti o saltare pasti
* Perdita di peso improvvisa o fluttuazioni frequenti
* Eccessiva attenzione al corpo, alla bilancia, alle calorie
* Comportamenti rituali durante i pasti (tagliare il cibo in pezzi minuscoli, mangiare lentamente)
* Umore depresso, irritabilità, isolamento sociale
* Attività fisica eccessiva e compulsiva

Con il giusto supporto si può guarire. Ma sappiate che affrontare i disturbi alimentari richiede tempo, pazienza e un lavoro di squadra. I percorsi di cura più efficaci prevedono un approccio integrato che coinvolge psicoterapia individuale, supporto nutrizionale con figure esperte di DCA,coinvolgimento della famiglia e, in alcuni casi, trattamento farmacologico e/o ricovero in strutture specializzate
Il primo passo è sempre lo stesso: rompere il silenzio. Parlare con un professionista può fare la differenza tra una spirale che si aggrava e un cammino verso la guarigione. Se hai dei dubbi, se riconosci alcuni segnali nel comportamento di tuo figlio o figlia, se vuoi semplicemente parlarne, il nostro team di psicologi è a disposizione per un primo colloquio. Perché la strada verso il benessere inizia sempre da una relazione accogliente e ponderata.