Parlare di violenza contro le donne significa parlare di realtà. Di numeri che non sono statistiche astratte, ma storie di vita quotidiana. I dati preliminari dell’Indagine Istat 2025 – La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia ci ricordano con forza quanto il fenomeno sia ancora esteso e radicato, dentro e fuori le mura domestiche.
Secondo le prime rilevazioni, oltre 6 milioni e 400mila donne in Italia – quasi una donna su tre (31,9%) tra i 16 e i 75 anni – hanno subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. È un numero che fa rumore, non solo per la sua grandezza, ma per ciò che racconta: la violenza di genere non è un’eccezione, è un’esperienza attraversata da milioni di donne.
Le forme più diffuse sono le molestie fisiche con contatto indesiderato (19,2%), ma tra le violenze più gravi – stupri e tentati stupri – parliamo comunque del 5,7% delle donne. Numeri che, da soli, basterebbero a far comprendere l’urgenza del tema.
Da porre attenzione su questo dato, spesso poco diffuso: il 63,8% degli stupri è commesso da partner o ex partner. L’idea del “pericolo esterno”, dello sconosciuto nell’ombra, viene smentita dalla realtà: le violenze più devastanti avvengono spesso dentro relazioni che avrebbero dovuto essere sicure.
E se guardiamo alle giovani generazioni, il quadro si fa ancora più complesso. Le violenze tra le giovanissime (16-24 anni) sono in aumento significativo: nel 2025 il 37,6% ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni (erano il 28,4% nel 2014). Un incremento che riguarda soprattutto la violenza sessuale, salita dal 17,7% al 30,8%.
Accanto alla violenza fisica e sessuale esiste poi un’altra dimensione, meno visibile ma profondamente corrosiva: la violenza psicologica, che coinvolge quasi una donna su cinque (17,9%). Parliamo di controllo, isolamento, svalutazione continua, intimidazioni: dinamiche che minano l’autostima, la fiducia in sé e la percezione della realtà.
Anatomia della manipolazione emotiva
Ci sono frasi che non sembrano violente. Anzi, a volte arrivano in momenti di fragilità, di conflitto, perfino dentro relazioni che chiamavamo “amore”.
“Guarda cosa mi hai fatto fare.”
“Sei tu che mi provochi così.”
“Dopo tutto quello che faccio per te, mi tratti così?”
Eppure sono frasi che feriscono in profondità. Sono il segnale più evidente di una forma di violenza psicologica invisibile e silenziosa: la manipolazione emotiva attraverso il senso di colpa.
Il senso di colpa è un’emozione sana: ci aiuta a riparare, a crescere, a stare nelle relazioni con responsabilità. Diventa pericoloso quando viene distorto e utilizzato per controllare l’altro. Nelle relazioni manipolative, il messaggio è sempre lo stesso:
“Se sto male, è colpa tua.”
Ed è qui che comincia una spirale difficile da riconoscere: si inizia a dubitare della propria percezione, a scusarsi troppo, a ridimensionare episodi che in realtà ci hanno ferito. Piano piano, la persona manipolata si abitua a prendersi la colpa di tutto: delle emozioni dell’altro, delle sue reazioni, persino dei suoi comportamenti violenti.
Gaslighting: quando inizi a dubitare di te stessa
Il gaslighting è una forma di manipolazione in cui la realtà viene negata, ribaltata o ridicolizzata.
Succede quando senti dire frasi come:
“Te lo sei immaginato.”
“Esageri sempre.”
“Stai diventando paranoica.”
Il risultato è devastante: dubitare di sé diventa un’abitudine. Ci si sente confusi, sbagliati, e — soprattutto — responsabili di tutto. La ricerca psicologica mostra che questo tipo di manipolazione crea uno stato di stress continuo, in cui è difficile leggere i segnali del corpo e delle emozioni. Un terreno fertile per perdere fiducia in sé stessi e isolarsi.
Quando l’”amore” diventa controllo
La manipolazione emotiva è particolarmente dolorosa nelle relazioni affettive, perché spesso si traveste da amore:
- “Ti controllo perché ti proteggo..”
- “Sono geloso perché ci tengo.”
- “Mi arrabbio così perché ti amo troppo.”
Ma l’amore non isola, non umilia, non colpevolizza. Non fa sentire sbagliati, cattivi, esagerati. Quando il senso di colpa diventa la leva principale per mantenere il legame, siamo davanti a una dinamica abusiva, anche se non ci sono schiaffi o lividi. La manipolazione avviene a piccoli passi, per questo è difficile accorgersene subito. Quello che all’inizio sembrava “strano”, nel tempo diventa normale. La persona manipolata si isola, perde riferimenti esterni, inizia a giustificare tutto… e a sentirsi responsabile di qualsiasi cosa.
Uscire dalla manipolazione: non da sole
Riconoscere una dinamica manipolativa non è semplice, e non è un segno di “debolezza” non essersene accorte prima. La manipolazione funziona proprio perché è costruita per essere invisibile. In questa Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, è importante ricordare che la violenza psicologica è reale quanto quella fisica. E che meritano ascolto, protezione, strumenti e supporto tutte le persone che vivono relazioni fondate sul controllo.
Al Centro Agnesi lavoriamo ogni giorno con persone che vivono relazioni complesse, cicli di colpa, manipolazione emotiva o difficoltà nel riconoscere i propri confini. Lo facciamo con percorsi individuali e di supporto che aiutano a ritrovare lucidità, autostima e sicurezza emotiva.
📞 Se senti che qualcosa non va, non sei sola.
📌 Numero antiviolenza e stalking: 1522 – attivo h24, gratuito.
💚 Puoi anche contattare il Centro Agnesi: uno spazio sicuro per ricominciare a fidarti della tua voce.

