LE PAROLE PER DIRLO

Il lavoro più importante non si festeggia il primo maggio.

Il primo maggio celebriamo il lavoro: quello che si vede, che si misura e che lascia qualcosa di tangibile.

Ma i numeri di questi anni raccontano qualcosa di molto diverso da una festa.

Nel 2024 in Italia si sono dimessi più di 1,2 milioni di lavoratori a tempo indeterminato. Tra le ragioni principali, il 36% cita un carico insostenibile, il 34,9% un clima aziendale tossico. Ma non è tutto: tra il 2011 e il 2024, 630 mila giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia non per avventura, ma perché qui non trovavano le condizioni per crescere professionalmente.

Poi c’è chi il lavoro non ce l’ha ancora. Chi manda curriculum e aspetta, e si chiede cosa sta sbagliando, anche quando non sta sbagliando proprio niente. Tante situazioni diverse con un filo comune: il rapporto con il lavoro fa male. E quel dolore spesso non trova uno spazio in cui esistere.

I Semi di cura di maggio: il coraggio dei germogli.

Da gennaio al Centro Agnesi portiamo avanti “Semi di cura”: ogni mese un tema legato alla vita reale, per dare parole a ciò che resta muto e ricordare che non serve farcela da soli. Il tema che abbiamo scelto per maggio è il coraggio dei germogli.

In natura un seme può restare sottoterra settimane prima di mostrare qualcosa. Non sta perdendo tempo: sta lavorando, costruendo le radici. La crescita psicologica funziona esattamente così: ci sono periodi in cui sembra che non succeda nulla e invece lì sta succedendo tutto.

La forza di un germoglio non è l’altezza che raggiunge. È la tenuta. La capacità di tornare in seduta, riaprire un tema difficile e soprattutto reggere il disagio senza scappare.

Una parola per chi sta cercando lavoro (o sopportandolo).

Il primo maggio può fare male in due modi: a chi il lavoro non ce l’ha e a chi ce l’ha ma ci sta male e passa la domenica sera con lo stomaco chiuso, il senso di colpa perché “almeno lavoro” e non dovrei provare quello che provo, l’ambiente che logora giorno dopo giorno.

In entrambi i casi, quello che spesso manca non è la soluzione pratica. È uno spazio in cui dire “sto male” senza dover subito aggiungere “però mi sto dando da fare”.

Portarlo in un percorso psicologico non è una resa: è il lavoro sottoterra di cui parlavamo, quello che nessuno vede ma che cambia tutto.

Buon primo maggio, allora!

Anche ( e soprattutto!) a chi sta facendo un lavoro invisibile.

Se senti che è arrivato il momento di prenderti sul serio e con gentilezza, al Centro Agnesi puoi iniziare con un primo colloquio, in presenza o online. Un passo piccolo piccolo. Come tutti i semi che contano davvero.

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