noia
AUTO ANALISI

Benvenuta noia: perché il cervello ha bisogno di momenti vuoti.

Succede anche a te? Appena si apre un piccolo vuoto nella vita di tutti i giorni, cerchi di riempirlo. La coda alla cassa, in attesa dell’ascensore, due minuti prima di uscire, il tempo che passa tra un messaggio e l’altro e la mano corre subito in tasca a prendere il telefono per scrollare un pò. Siamo diventati bravissimi a non annoiarci mai, o almeno è quello che crediamo…

La noia, ai giorni nostri, ha una pessima reputazione perché spesso la associamo a perdita di tempo, pigrizia, vuoto o mancanza di iniziativa personale. Ma la psicologia la descrive in modo più interessante: come uno stato che segnala che ciò che stiamo facendo non ci coinvolge abbastanza, non ha più significato per noi in quel momento. In questo senso, la noia può essere anche un campanello, che ci rifiutiamo sempre più spesso di ascoltare…

Il problema è che oggi facciamo una gran fatica a tollerarla: appena la sentiamo arrivare la copriamo con like, chat, notifiche, serie tv fruite in maniera compulsiva. Ma questo non sempre ci aiuta: alcune ricerche recenti mostrano che passare rapidamente da un contenuto all’altro può aumentare la sensazione di noia invece di ridurla. Un cervello iperstimolato si abitua a cercare novità continue e tollera sempre peggio ciò che è lento o poco eccitante. Al contrario, quando non riempiamo subito ogni vuoto, si apre uno spazio mentale diverso: quello in cui la mente può vagare liberamente, fare collegamenti, recuperare ricordi o lasciare affiorare intuizioni. 

Anche Daniel Lumera, biologo naturalista e autore che da anni lavora sui temi del benessere interiore e della meditazione, nel suo ultimo libro Scegli la tua vita torna sull’importanza di sottrarsi al rumore continuo per capire meglio cosa conta davvero. Tra i capitoli compare anche l’idea di Roaming wild: un’espressione che richiama l’idea una mente meno saturata, meno diretta dall’esterno e più libera di vagare. 

Come possiamo rendere la noia più rigenerante e benvenuta nelle nostre giornate?

Non serve fare una rivoluzione ascetica e lasciare il telefono in una grotta tibetana o perdersi vagando nei boschi. Basta iniziare a ritagliarsi dei microspazi nella vita di tutti i giorni. Qualche esempio?

Non riempire subito ogni secondo di attesa
Se sei in fila o aspetti qualcuno, prova a resistere qualche minuto prima di prendere il telefono. Guarda cosa succede intorno a te o dentro di te.

Scegli un momento “senza stimoli” al giorno
Anche solo 5-10 minuti senza…nulla! Una camminata breve senza podcast nelle cuffie, una doccia senza musica, un caffè guardando fuori dalla finestra. Magari ti sembra poco ma per il cervello è già tantissimo.

Lascia vagare la mente, ma vagare davvero
Se arriva un pensiero casuale, non scacciarlo via subito come se fosse una zanzara fastidiosa. Prova a osservarlo come un esploratore: la noia spesso apre una porta laterale a idee, ricordi o vecchi desideri inascoltati                                                                                                                     

Tieni vicino carta e penna: non si sa mai…
A volte, appena smettiamo di riempire il tempo, emerge qualcosa: una frase, un’idea, una preoccupazione vera. Scriverla su carta aiuta a non perderla e a darle un’etichetta.

Distingui tra senso di vuoto e sfinimento
Non tutta la noia è fertile, intendiamoci: se sei esausta/o, magari non hai bisogno di “goderti la noia”, ma di riposare sul serio. Anche questo è fare spazio.

Riduci il multitasking (o almeno provaci!)
Saltare da un contenuto all’altro dà l’illusione di tenerci attivi, ma spesso ci lascia più dispersi. Meglio una cosa sola, per qualche minuto, che dieci cose mezze fatte, viste, ascoltate.

Forse non dobbiamo imparare ad amare la noia né demonizzare lo smartphone: possiamo semplicemente smettere di trattarla come un guasto e accoglierla nelle nostre giornate. A volte è proprio da un momento di vuoto che nasce un pensiero più nostro, un’intuizione e magari un po’ di respiro. Perché come direbbe Ennui in Inside Out 2: si può essere annoiati, ma non per questo noiosi!