L’estate, per molti adolescenti, è attesa come una vera e propria liberazione.
Niente sveglia presto, niente interrogazioni, niente registro elettronico, niente “hai studiato?” detto sulla porta della camera mentre dentro si finge un ripasso e invece si sta giocando a Brawl Stars. Finalmente tempo libero, si ma… quale tempo?
Quando finisce la scuola, non spariscono solo compiti e verifiche. Spariscono anche ritmi, orari, incontri quotidiani, adulti di riferimento, compagni visti ogni mattina, tram presi di corsa, abitudini che scandivano le giornate. La pausa estiva può portare sollievo, ma anche un senso di vuoto che non ci si aspettava.
Quando la libertà disorienta un pò
Per un adolescente, la scuola non è solo il luogo dei voti: è anche una struttura, una cornice che tiene insieme le giornate.
In estate tutto questo si allenta. All’inizio può sembrare bellissimo: dormire di più, stare al telefono, uscire quando capita, mangiare a orari strani, passare dal letto al divano con la grazia atletica di chi ha appena concluso (bene o male) un anno scolastico.
Poi, però, per alcuni ragazzi il tempo senza forma può diventare troppo vuoto. Le giornate si spostano in avanti. Si va a dormire sempre più tardi. Ci si sveglia a metà mattina, o direttamente all’ora di pranzo. Il telefono diventa compagnia, rifugio, passatempo, contatto con gli altri e, a volte, anche l’unico modo per riempire la noia.
Più schermi, meno sonno, più fragilità
È un dato che gli specialisti osservano da tempo: con la fine della scuola vengono meno routine e punti di riferimento, e per alcuni adolescenti può crescere il rischio di disagio emotivo.
Un recente articolo di inSaluteNews, dedicato proprio al rapporto tra iperconnessione, sonno alterato e fragilità emotive in estate, approfondisce questi aspetti a partire dalle indicazioni degli specialisti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Durante l’estate possono aumentare il tempo trascorso online, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, l’isolamento sociale e l’esposizione a contenuti legati all’immagine corporea. Sono aspetti che molti genitori vedono nella vita quotidiana, anche senza bisogno di studi.
Il figlio che di giorno sembra spento e di notte è ancora online. La figlia che passa ore a guardare video, corpi, vacanze, vite apparentemente perfette. Il ragazzo che dice “non ho voglia di uscire” e resta in camera. La ragazza che si lamenta del proprio corpo proprio quando il caldo porta vestiti più leggeri, mare, piscina, confronto.
L’estate, insomma, può togliere pressione scolastica ma aggiungerne altre: il corpo esposto, il gruppo che cambia, gli amici che partono, la sensazione di non avere niente da fare e, insieme, di dover essere felici per forza.
La noia non è sempre un problema
Vale la pena dirlo con chiarezza: non tutta la noia va riempita.
La noia può essere creativa e non dobbiamo trasformare l’estate in un’agenda militare con attività ogni due ore, perché anche il vuoto ha una sua funzione. C’è una differenza tra un adolescente che si riposa e uno che si ritira. Tra un ragazzo che dorme di più e uno che capovolge completamente il giorno e la notte. Tra usare il telefono per restare in contatto e usarlo per non sentire più niente.
I genitori possono osservare senza trasformarsi in guardiani della soglia del Wi-Fi — ruolo ingrato e poco poetico. Possono però chiedersi: questo ragazzo sta recuperando energie o si sta spegnendo?
I segnali da osservare
Alcuni segnali meritano attenzione, soprattutto se durano nel tempo o diventano molto intensi.
Ritiro sociale, isolamento, irritabilità frequente, sonno molto alterato, uso prolungato dei dispositivi nelle ore notturne, cambiamenti improvvisi nell’alimentazione, frasi negative ricorrenti sul proprio corpo, allenamenti compulsivi, forte attenzione al peso o alle calorie sono alcuni di questi.
A volte un ragazzo non dice “sto male”. Dice: “Lasciami stare”. Dice: “Non ho fame”. Dice: “Non vengo”. Dice: “Tanto non cambia niente”. Oppure non dice nulla, ma sparisce un po’ alla volta dalla vita di casa. Sono modi diversi di comunicare qualcosa, e meritano ascolto.
Una struttura morbida
Gli adolescenti non hanno bisogno di un’estate perfetta. Hanno bisogno di una struttura morbida. Un orario di sonno non rigidissimo, ma nemmeno completamente rovesciato. Qualche momento senza telefono, soprattutto la sera o durante i pasti. Un po’ di movimento, anche leggero, magari con gli amici rimasti in città. Qualche incontro reale, non solo chat. Una presenza adulta che non controlla tutto, ma resta disponibile.
A volte basta poco. Una camminata dopo cena. Una colazione insieme, anche se tardiva. Un limite sul telefono messo senza guerra mondiale. Una proposta concreta: “Ti va di uscire a prendere qualcosa?” Una domanda detta bene, senza interrogatorio: “Come stai vivendo questi giorni?”
Parlare senza giudicare
Quando un genitore si preoccupa, è facile entrare in modalità correzione.
“Stai sempre al telefono.” “Non fai niente.” “Così ti rovini l’estate.” “Esci, muoviti, fai qualcosa.”
A volte sono frasi vere, ma dette così rischiano di chiudere ancora di più. L’adolescente sente il giudizio e alza le difese. Può essere più utile partire da ciò che si osserva, con un tono diverso. “Mi sembra che tu stia dormendo molto poco.” “Ti vedo più chiuso in questi giorni.” “Ho notato che fai fatica a uscire.” “Mi chiedo se questo tempo così vuoto ti stia pesando.”
L’idea è quella di aprire uno spazio in cui il ragazzo non si senta subito accusato. Perché un adolescente che si sente giudicato spesso si difende. Un adolescente che si sente visto, invece, qualche volta, riesce anche a parlare.
Tre radici leggere per l’estate
Per accompagnare un adolescente durante l’estate, può essere utile pensare a tre piccole radici.
Il ritmo. Non serve mantenere gli orari della scuola, ma proteggere un minimo di regolarità aiuta il corpo e la mente.
Il corpo. Uscire, camminare, nuotare, prendere aria, fare qualcosa fuori dalla camera. Non per performare, dimagrire o essere produttivi, ma per ricordare al corpo che esiste anche fuori dallo schermo.
La relazione. Un amico da vedere, un adulto con cui parlare che non sia un genitore, un’attività condivisa, un luogo da frequentare.
Quando chiedere aiuto
Se l’estate diventa un tempo di ritiro, ansia, tristezza, insonnia, conflitti continui, forte preoccupazione per il corpo o cambiamenti importanti nel comportamento, può essere utile chiedere un supporto. A volte un piccolo confronto con un professionista aiuta a capire cosa sta succedendo, a distinguere una normale fase di assestamento da un disagio più profondo, e a sostenere anche i genitori, che spesso si trovano sospesi tra il desiderio di rispettare lo spazio del figlio e la paura di perderlo di vista.
Perché crescere ha bisogno di libertà. Ma anche di radici, ombra e qualcuno che resti vicino.
Se senti che tuo figlio o tua figlia sta attraversando un momento di fatica, puoi contattare il Centro Agnesi per trovare uno spazio di ascolto e supporto.

