LE PAROLE PER DIRLO

Perché anche fiorire può fare paura.

In primavera parliamo spesso di fioritura personale come se fosse qualcosa di naturale e desiderabile: stare meglio, sentirsi più sicuri, fare un passo avanti. Eppure non sempre succede così. Anzi, a volte, proprio quando qualcosa dentro sembra cominciare a muoversi, compare anche una resistenza: rimandiamo, minimizziamo, torniamo indietro. Non perché stiamo scegliendo di stare male, ma perché crescere e cambiare può fare paura.

Il seme di cura di aprile, al Centro Agnesi, è crescere senza confronto, che non significa solo smettere di guardare gli altri. Significa anche accorgersi che, qualche volta, la difficoltà è più interna che esterna: non è il confronto a bloccarci, è l’idea stessa di diventare qualcosa di nuovo.

Dal punto di vista psicologico non è così strano: diverse ricerche mostrano che tendiamo a restare fedeli all’immagine che abbiamo già di noi, anche quando ci limita, perché ciò che conosciamo ci fa sentire più coerenti e prevedibili. In psicologia questo meccanismo è stato descritto come tendenza a confermare l’idea abituale di sé.

Crescere, invece, introduce incertezza. E l’incertezza, per molte persone, è difficile da tollerare. Gli studi sull’intolleranza dell’incertezza mostrano che più facciamo fatica a stare in ciò che non possiamo controllare, più aumentano ansia, rimuginio e bisogno di restare nel conosciuto, anche se non ci fa bene.

A volte, sotto la paura di fiorire, c’è anche una paura molto concreta: quella di perdere l’equilibrio che conoscevamo. Non un equilibrio felice, magari, ma un assetto abituale. La ricerca parla anche di bias di negatività: la nostra mente tende a dare più peso ai rischi, alle critiche e alle possibili perdite che ai benefici del cambiamento. Per questo la crescita non viene vissuta sempre come sollievo; qualche volta arriva accompagnata da allarme, esitazione, perfino autosabotaggio.

Succede spesso, per esempio, quando una persona ha passato molto tempo a darsi delle etichette da sola e di pensarsi come “quella che non ce la fa”, “quella che resta indietro”, “quella che non è abbastanza pronta”…. Se qualcosa si muove davvero, sembra paradossale ma non sempre si prova subito gioia, perché quella novità chiede anche di lasciare andare una vecchia identità.

La fioritura non si può forzare e non basta dirsi “dai, stai meglio”, “adesso cambia”, “sii la versione migliore di te”. La crescita interiore assomiglia molto di più a ciò che succede in vivaio: prima della fioritura c’è un lungo lavoro invisibile, le radici si consolidano, la pianta si adatta, il terreno deve essere abbastanza favorevole. Non tutte le piante fioriscono nello stesso momento. Non tutte fioriscono allo stesso modo. E non per questo stanno crescendo male.

Anche in psicologia vale qualcosa di simile. Crescere non significa diventare più performanti, più approvabili o più “sistemati” degli altri. Significa, spesso, diventare un po’ più veri. Su questo argomento può aiutare anche una lettura molto semplice ma profonda: Radical Acceptance di Tara Brach. Il libro ruota attorno a un punto prezioso: il cambiamento vero non nasce dalla guerra contro se stessi, ma da una forma più onesta e gentile di presenza. È una lettura utile soprattutto quando si tende a pensare che per crescere bisogna prima correggersi, meritarsi qualcosa, diventare finalmente “giusti”.

Il seme di cura di aprile

Per questo mese, oltre alla lettura del libro, ti proponiamo un gesto piccolo piccolo.
Prendi un semplice foglio e scrivi due frasi:

“Se stessi davvero crescendo, mi farebbe paura perché…”
“La parte di me che si spaventa avrebbe bisogno di…”

Non serve rispondere bene, non ci sono premi da vincere: serve solo rispondere sinceramente.
A volte, dietro ciò che chiamiamo blocco c’è una parte di noi che non va giudicata né zittita: va rassicurata. Perché la fioritura non ha bisogno di troppa pressione: ha bisogno di un terreno abbastanza sicuro per potersi fidare.

E se senti che questo passaggio è difficile da attraversare da solo, al Centro Agnesi puoi trovare uno spazio in cui guardare più da vicino anche queste paure meno visibili: quelle che non riguardano solo il dolore, ma anche la possibilità di stare finalmente un po’ meglio. Perché non provarci?