spazio mentale
PSI & CO

Oltre l’8 marzo: come fare spazio mentale tra lavoro, cura e aspettative.

Probabilmente capita anche a te: ci sono giorni in cui la mente sembra una stanza troppo piena con oggetti sparpagliati ovunque, rumore di fondo e soprattutto zero aria. E non succede perché “non sappiamo organizzarci” ma perché spesso – soprattutto per molte donne- la giornata tiene insieme più ruoli contemporaneamente: lavoro, cura, gestione della casa, relazioni, logistica e anche quel lavoro sottile e invisibile di tenere insieme l’umore di tutti.

In vivaio (e lo sanno bene i ragazzi di Cascina Verde che accompagniamo nel loro percorso di riofirtura) quando una pianta cresce troppo fitta, non si rimprovera: si dirada. Si tolgono i rami che rubano luce e si lascia passare aria, perché i germogli possano crescere meglio.

Questo mese, il nostro piccolo seme di cura che vogliamo condividere con te è proprio questo: fare spazio. Non per “fare meno”, ma per ridare un filo di respiro alla tua mente. Perché quando la testa torna ad avere aria, anche il resto cambia: la pazienza sembra durare di più, i pensieri si ordinano, la presenza diventa più possibile.

Perché (spesso) la mente delle donne è più piena

Quando parliamo di salute mentale femminile, non stiamo parlando di una “fragilità naturale”. Stiamo parlando, molto spesso, di condizioni di vita. A livello globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che i disturbi d’ansia colpiscono più le donne rispetto agli uomini. E per la depressione il quadro è molto simile: l’OMS riporta che è circa 1,5 volte più comune tra le donne rispetto agli uomini.

Queste differenze crescono in un contesto in cui, per molte donne, la giornata non finisce quando finisce il lavoro: continua in una seconda (e spesso terza) parte fatta di cura, gestione domestica, organizzazione familiare e supporto emotivo. E anche quando nessuno lo vede, la mente resta accesa: ricordare, prevedere, incastrare, contenere sono verbi all’ordine del giorno.

In Italia, i dati sull’uso del tempo mostrano una distanza concreta: le donne dedicano mediamente molte più ore al lavoro non retribuito (casa e cura) rispetto agli uomini. E se allarghiamo lo sguardo all’Europa, Eurofound ha riportato che il 45% della popolazione è coinvolto in forme di cura non retribuita e che una persona su dieci gestisce più ruoli di caregiving contemporaneamente.

Ecco cosa significa, nella pratica: non è solo “avere tante cose da fare”. È vivere con troppi “rami” nella chioma, tutti importanti, tutti con una richiesta di attenzione. 

Diradare la mente: qualche idea per far passare aria e luce

Fare spazio mentale non è diventare persone zen che non si stressano mai. È qualcosa di molto più concreto: togliere densità. Ridurre quello che affolla senza nutrire. Ecco qualche idea semplice per cominciare a farlo, anche da subito…

Prova a chiudere un “file”, non tutta la giornata.
Quando hai la testa piena come un computer con decine di file aperti, l’errore è cercare di risolvere tutto insieme. Scegli un pensiero che torna e torna, uno solo e prova a dargli una forma: un passo minuscolo, una decisione chiara, un “non oggi” spesso bastano per sentire un filo d’aria.

Prova a non essere immediata.
La reperibilità continua è uno dei fertilizzanti migliori del sovraccarico. Non perché gli altri sbagliano a scriverci e a cercarci, ma perché rispondere sempre “subito” tiene la mente in allerta costante. Prova a concederti il diritto di rispondere dopo, con calma, o di non rispondere affatto. Anche solo questo dirada tanto.

Prova a fare le cose “abbastanza bene”.
Quando la tua mente ha raggiunto il limite, la ricerca della perfezione è come aggiungere rami su rami: copre la luce e ti toglie le ultime energie rimaste. Prova a scegliere consapevolmente dove vale il 100% e dove invece va benissimo un 70% e scoprirai che il mondo non andrà a rotoli.

Prova a far passare il peso, non a trattenerlo.
Se tutto passa da te, qualsiasi decisione, azione, impegno, la tua mente non riposa mai: resta sempre in modalità “monitoraggio”. Prova a far uscire una cosa dal tuo perimetro, anche minuscola, e a non riprenderla in mano solo perché “ faccio prima da sola”. Quel piccolo spazio, ripetuto è un piccolo respiro in più.

Prova a spegnere il correttore automatico interno
Molte donne vivono con un correttore automatico perennemente acceso: tono, parole, scelte, come appari, come sei stata percepita, cosa avresti potuto dire invece di quello che hai detto… Prova a diradare quella sorveglianza continua con risposte più essenziali, o un “non posso” senza spiegazioni infinite. Anche la chiarezza interiore può aiutarti a creare spazio.

Un segnale che stai facendo spazio

Non è la giornata perfetta. È quel momento in cui senti che i pensieri non ti spingono più tutti insieme, che il respiro scende un po’, e che puoi tornare presente senza sforzarti. Anche fare spazio mentale è una forma di cura. E come tutte le cure, funziona a piccoli gesti ripetuti: diradare, ogni giorno un po’.

Fare spazio mentale è una competenza che si può allenare: imparare a diradare ciò che affolla, dare un ordine alle urgenze, abbassare la pressione interna, ritrovare un ritmo più sostenibile.

Al Centro Agnesi lavoriamo anche su questo: creare spazio mentale per chi sente di avere la testa sempre in funzione, di portare troppo, di non riuscire a “staccare” nemmeno quando potrebbe. Uno spazio di ascolto e di strumenti concreti, per tornare a respirare dentro la vita vera.

Se ti va di cominciare un percorso con un primo colloquio conoscitivo (anche se la mente comincerà a dirti: “non hai tempo”) puoi trasformare l’8 marzo in qualcosa che resta: uno spazio di cura al Centro Agnesi, per te o per un’amica.