Ogni gennaio torna puntuale: il terzo lunedì del mese di gennaio “È il giorno più triste dell’anno”.
Solo che… non esiste un giorno scientificamente decretato come il più triste. Il Blue Monday è un’etichetta diventata popolare, un modo semplice per raccontare qualcosa che però può essere vero lo stesso: in certi periodi dell’anno ci sentiamo più scarichi, più lenti, più irritabili, più “fuori fase”.
E magari, onestamente, non è neanche iniziato oggi. Per alcune persone il “blu”, quella sensazione di tristezza mista a malinconia, comincia anche prima: un giovedì qualunque in cui qualcosa si abbassa, e poi la sensazione resta lì, come un sottofondo. Un po’ come quando ti accorgi che una canzone che ami… oggi non ti entra. Non suona bene. Non perché sia brutta — ma perché tu sei altrove. Ecco: a volte il Blue Monday assomiglia a questo. A una stonatura.
Quando ti senti stonato/a
Ci sono giorni in cui la testa sembra un accordo che non si chiude, e il corpo fa da amplificatore: ti svegli già stanco/a, ti pesa decidere anche la più piccola delle cose, ti viene da rimandare tutto, oppure ti muovi lo stesso ma con quella sensazione di “non esserci” davvero e un senso di enorme pesantezza.
È qui che la metafora musicale può essere utile, perché è più gentile e più vera: non sei rotto/a. Forse sei scordato/a. Uno strumento scordato non è un fallimento. È un segnale: è stato usato, ha preso colpi di temperatura, ha retto tensioni, forse gli abbiamo chiesto troppo. E l’unica cosa sensata da fare non è pretendere che suoni perfettamente. È riaccordarlo.
La riaccordatura (piccola, concreta, possibile)
Nei giorni “blu”, provare a fare troppo è spesso il modo più rapido per peggiorare la stonatura. La riaccordatura, invece, è fatta di micro-regolazioni: piccoli aggiustamenti che riportano in tono corpo e mente. Qualche esempio?
Prova ad abbassare il volume
Se ti senti già saturo/a, alzare l’intensità ti sfinisce. Oggi prova a ridurre quello che fa rumore: multitasking, notifiche, notizie, discussioni inutili, pensieri ripetitivi alimentati dallo scroll.
Non devi sparire dal mondo: basta abbassare il volume.
Cambia spartito (cioè: cambia come ti parli)
Le parole che usi con te stesso/a sono come indicazioni sullo spartito: determinano il ritmo, la pressione, l’interpretazione. Prova a sostituire: “Sono pigro/a” con “Sono stanco/a”, “Non ne faccio bene una” con “Oggi non ho molta energia!”, “Devo fare quel lavoro” con “Oggi faccio il necessario”.
Scegli una nota sola
Quando sei in riserva, una lista infinita è come un’orchestra che parte tutta insieme: ti travolge. Scegli una sola cosa “piccola e finita”. Una nota. Un compito che si chiude. Anche banalissimo. Nei giorni stonati, avere una fine chiara è già una forma di sollievo.
Togli qualcosa (invece di aggiungere)
Nei giorni blu la cura raramente è “fare di più”. Più spesso è perdere meno energia.
Un extra da tagliare, una richiesta non urgente da rimandare, un pezzo di performance da lasciare andare.
È un gesto piccolo, ma potente: come allentare una corda troppo tesa.
Per oggi basta così
Il Blue Monday non è “il giorno più triste dell’anno”. Ma può essere un promemoria buono: non devi suonare forte quando sei scordato/a. Oggi può bastare riaccordarti con un gesto piccolo, un ritmo più lento, una nota sola. E già così… non senti che suona un po’ meglio?
E se la disarmonia dura troppo a lungo — se questa stonatura torna spesso, o ti sembra di non riuscire più a ritrovare il tuo tono — forse è il caso di non restare da solo/a: puoi contattare il Centro Agnesi per un confronto e un percorso di supporto.

