C’è un momento dell’anno in cui la natura ci invita a cambiare passo. Le giornate si accorciano, la luce si fa più morbida, e mentre gli alberi si spogliano, anche noi sentiamo il bisogno di liberarci da ciò che è superfluo: rumori, pensieri, ritmi troppo veloci.
L’autunno, più di ogni altra stagione, ci accompagna verso l’interiorità — è il tempo della riflessione e dell’ascolto, ma anche quello in cui molte persone avvertono stanchezza, calo di energia o malinconia. Le ricerche più recenti mostrano che in Europa tra il 2 e l’8% della popolazione soffre in maniera particolare il cambio di stagione, e in Italia soprattutto i giovani adulti riportano un peggioramento dell’umore nei mesi autunnali. Eppure, questo momento può diventare un’opportunità per ritrovare equilibrio e consapevolezza, se impariamo a fermarci e ad ascoltarci con gentilezza.
Ne abbiamo parlato con Isabella Mistretta, Life Counselor con specializzazione in PNL Sistemica e Master in MBit Coaching, specialista del Centro Agnesi. Accanto alla formazione occidentale, Isabella ha maturato un lungo percorso nelle discipline orientali, approfondendo le tecniche di Mindfulness, la Meditazione Vipassanā e il metodo PBER (Physical Body Emotional Release), un approccio che integra corpo ed emozioni per ristabilire equilibrio e presenza. Da anni accompagna adulti, giovani adulti e professionisti dell’aiuto in percorsi individuali e di gruppo, aiutandoli a sviluppare una consapevolezza radicata e un ascolto autentico di sé.
L’autunno come specchio interiore
Isabella, l’autunno è la stagione del raccoglimento: la natura rallenta, la luce si attenua, e molte persone sentono un richiamo all’introspezione. Dal tuo punto di vista, cosa succede dentro di noi quando il mondo fuori cambia ritmo?
L’estate è appena passata e ha lasciato atmosfere, profumi, allegria, spensieratezza. L’autunno sembra cancellare tutto questo chiedendo ritmo, concentrazione, dedizione, impegno. Lo manifesta il rientro al lavoro, alla routine, ai doveri che impone il sistema che regolamenta il nostro vivere quotidiano.E’ così che i toni della natura, la luce meno brillante e le temperature più rigide ci entrano dentro a fare da sfondo al ritorno in città, appesantendo tutto. Allora diamo la colpa alla stagione, ma non ci accorgiamo che è tutta una macchinazione della nostra mente che cerca un colpevole e respinge un certo sentire. La verità è che tutto questo è il normale fluire dei nostri sensi, della nostra psiche, degli avvenimenti intorno a noi: siamo fatti di tutte queste parti e negarle o desiderare altro è di per sè dannoso perchè ci allontana dalla realtà e da noi stessi.
La resistenza stessa è dolore. Le pratiche di meditazione, quella che chiamiamo mindfulness, ci insegnano a stare con quello che passa, sia esso un pensiero intrusivo (mente), un sentimento cupo (cuore) o una sensazione di disagio (corpo). Lo “stare” ci fa scoprire che tutto sorge e tutto passa se lo lasciamo fare senza reagire, se lo osserviamo senza dargli significato né identificarci con esso. Quando ne facciamo esperienza diretta è inebriante perchè è come se quel modo di vedere o sentire svanisse come una bolla di sapone, lasciandoci neutri, aperti, rinforzati e pronti a proseguire. E’ anche detto ascolto, o osservazione di ciò che è.
Era solo un attraversamento e non un dato effettivo del nostro essere. Che anche questi colori, atmosfere, la routine stessa, è ancora un altro vivere in pienezza se accolti, se osservati nella loro unicità.Si potrebbe scoprire che l’autunno è altrettanto avvolgente, colorato, intenso anziché qualcosa da scartare.
Piccoli gesti di mindfulness quotidiana
Ci suggerisci un esercizio o rituale pratico che ognuno di noi può fare in questa stagione per coltivare presenza e consapevolezza? Qualcosa di semplice, accessibile anche a chi non ha mai praticato mindfulness.
Per aiutarci nel day by day, va tenuto a mente ciò che abbiamo scoperto: tutto ciò che percepiamo è passeggero e mutevole, nulla è permanente. Come fare: al sorgere del più piccolo fastidio, individuare la sensazione per come si manifesta nel corpo, osservando proprio il respiro che, se è diventato affannoso, è perché stiamo dandogli significato, ricordarci che è passeggero e lasciarlo andare. La comprensione del carattere di impermanenza che appartiene ad ogni cosa, ci permette di affrontare ogni attività con la leggerezza che ne deriva, stando a osservare ovvero sentire ciò che ci attraversa, per quello che è senza dargli importanza.
Consapevolezza per chi si prende cura degli altri
Ti rivolgi spesso anche a terapeuti, counselor e operatori dell’aiuto. Cosa accade quando chi si prende cura degli altri dimentica di prendersi cura di sé? E come può la mindfulness diventare uno spazio di ricarica anche per loro?
Nell’aiuto, attraverso l’ascolto del paziente, i terapeuti a volte trovano rispecchiate parti di sé che si mostrano. La difficoltà sta proprio nel mantenere lo scambio con il paziente libero dalla propria interpretazione o dalle informazioni derivate dalla propria esperienza. Ma non va persa l’occasione. E’ così importante la risposta personale che si mostra, è l’opportunità, in altra sede, di esplorarla nuovamente, stare in quella memoria di senso a sentirne gli echi attraversarci ancora, guardarla, riconoscerla e lasciarla andare.
L’aiuto è un movimento che va in due direzioni, fuori e dentro, magico, gentile e silenzioso.
Una parola per l’autunno (+ lasciare andare)
Se dovessi descrivere la mente in autunno con una sola parola o immagine, quale sceglieresti e perché? Sceglierei proprio la caduta delle foglie che testimonia l’impermanenza, i cicli di fine e inizio, il completamento di un ciclo e la rinascita.
L’albero rimane spoglio per qualche tempo, perché va fatto spazio al nuovo, uno spazio neutro, asciutto, silente e necessario affinché divenga luogo di un nuovo germogliare.
Al Centro Agnesi, i percorsi di mindfulness e consapevolezza guidati da Isabella Mistretta offrono uno spazio per ascoltarsi e ritrovare equilibrio tra mente, corpo e respiro. Un invito a fermarsi, anche solo per un momento, e a riscoprire la presenza come forma di cura. Se ti va di provarli, contattaci qui.

