Esiste un modo per ascoltare davvero gli adolescenti anche quando ci respingono?
“Mollami!”
Una parola secca, tagliente, spesso gridata da dietro una porta chiusa. Se sei genitore di un adolescente, probabilmente l’hai sentita almeno una volta. O cento. E ogni volta ti sei chiesto:
“Dove ho sbagliato?”
“Perché non mi parla più?”
“Ma lo/la sto perdendo?”
Nel suo libro Mollami!, il pedagogista Daniele Novara ci invita a cambiare prospettiva: smettere di vedere l’adolescente come un nemico, e iniziare a leggerlo come un sistema complesso che ha bisogno di autonomia… ma anche di presenze adulte capaci di ascoltare.
L’adolescenza è un terremoto. Ormoni, identità, relazioni, aspettative. E mentre fuori sembra che tuo figlio stia solo giocando alla Playstation o scrollando il telefono, dentro gli si muove il mondo. Quando dice “Mollami”, spesso non ti sta respingendo. Sta dicendo: “Sto cercando di diventare me stesso. E ho paura che tu non capisca.”
I SEGNALI CHE CI STANNO MANDANDO (E CHE NON VEDIAMO)
Nel suo libro, Novara ci aiuta a cogliere una verità scomoda ma liberatoria: i figli comunicano sempre, solo che noi adulti non sempre capiamo il loro linguaggio. Ecco alcuni “messaggi in codice” da decifrare:
Si chiude in camera → Non significa “voglio sparire”, ma “ho bisogno di uno spazio tutto mio”.
Ti risponde male → Spesso è un modo sgraziato per dire “ho bisogno di sentirti, ma non so come dirtelo”.
Ti ignora → Non è sempre disinteresse. A volte è un modo per vedere se sei disposto a restare comunque.
Sfida le regole → È un modo per testare quanto sei saldo nei tuoi confini.
Evita di parlarti → È possibile che si senta giudicato. E si chiude per proteggersi.
Come possiamo rispondere senza reagire in maniera eccessiva?
In molti casi non serve spiegare, serve ascoltare.
Nel momento di crisi, spiegare perché hai ragione non funziona. La chiave è l’ascolto autentico. Quello che non interrompe, non giudica, non interpreta tutto subito.
Stabilisci confini chiari, ma non rigidi. L’adolescente ha bisogno di contenimento, non di controllo, ma di coordinate sane. Le regole servono, ma vanno spiegate con calma, non urlate dopo l’ennesima porta sbattuta.
Osserva, anche quando non parla.
L’adolescente non ti dirà “oggi sto male”. Ma lo vedrai nello sguardo, nei ritmi, nei silenzi. Se riesci a cogliere quei segnali, sei già dentro il dialogo.
Smettila di voler “capire tutto”. Lo dice Novara: non è il nostro ruolo “psicanalizzare” i figli. È molto più utile esserci con continuità, senza voler essere genitori perfetti o onniscienti.
Fai in modo che si senta amato, anche quando è insopportabile. L’amore non deve essere un premio per il buon comportamento. Deve essere la base. Sempre. Anche quando ti viene voglia di gridare “mollami tu!”.
In sintesi, il compito del genitore non è “aggiustare” l’adolescente, ma resistere nel ruolo di adulto anche quando la relazione si fa difficile.
Essere una presenza stabile e affidabile, che lascia lo spazio per crescere, ma non abbandona mai del tutto il campo.
Perché anche se urlano “mollami!”, dentro di loro sperano che tu resti lì. Non invadente. Non perfetto. Ma disponibile. Un adulto che sa restare. Anche in silenzio.
Se senti di aver bisogno di un confronto su questo tema, sappi che non sei solo. Gli esperti del Centro Agnesi sono a disposizione per accompagnarti in questo percorso, con ascolto, strumenti concreti e supporto personalizzato.

