Iniziare un percorso terapeutico è un passo importante, spesso accompagnato da curiosità, timori e molte, molte domande. Una delle più frequenti è: “Come sarà il primo incontro con il terapeuta?”
Ti diamo un’anticipazione: non sarai sul lettino di Freud. E nessuno tenterà di leggere nella tua mente. Il primo colloquio è, prima di tutto, un incontro umano. Serve a conoscersi, a raccontarsi, e a gettare le basi di un possibile percorso insieme.
Uno spazio sicuro, non un interrogatorio.
Nella “stanza delle parole”, non esiste una prestazione da sostenere. Il terapeuta non è lì per giudicare, diagnosticare al primo sguardo o dirti subito cosa devi fare.
Il suo compito è semplicemente quello di accoglierti, aiutarti a raccontare perché sei lì, cosa stai vivendo, cosa ti fa soffrire. È uno spazio per dire le cose come stanno, anche se non sai bene da dove partire. Anche se non hai ancora trovato le parole giuste.
Nel primo incontro, il terapeuta cercherà di comprendere meglio la tua situazione, ponendo domande che gli permettano di inquadrare il contesto emotivo, relazionale e pratico che stai vivendo. Potresti sentire domande come ad esempio: “Come stai?”, “Cosa ti ha spinto a cercare un aiuto adesso?”, “Ci sono stati eventi recenti che ti hanno fatto soffrire?”.
Alcune domande saranno più esplorative e aperte, altre più dirette e concrete. E non è un caso: servono entrambe. Durante il primo colloquio, il terapeuta può alternare domande aperte, che ti permettono di raccontarti liberamente, a domande chiuse, che servono a raccogliere informazioni specifiche e utili a orientare il percorso.
Le domande chiuse richiedono risposte brevi e circoscritte, come un “sì” o “no”, oppure un numero, una data o una preferenza. Vuoi qualche esempio per capire meglio? “Hai già fatto terapia in passato?”, “Da quanto tempo ti senti così?”, “Assumi farmaci?”, “Hai avuto episodi simili in passato?”.
Non sono domande da quiz, né risposte che determinano un voto. Servono solo a capire meglio, per poterti accompagnare nel modo più adatto a te. Durante il primo colloquio, non aspettarti un consiglio lampo per “risolvere tutto”, una diagnosi clinica immediata o di dover raccontare tutto, per forza, subito.
Il primo colloquio è anche l’occasione per sentire se ti trovi a tuo agio. La relazione terapeutica è una parte fondamentale del lavoro psicologico: deve essere fondata sulla fiducia e sulla sensazione di essere visti, ascoltati e accolti.
E dopo?
Al termine del primo colloquio, il terapeuta potrebbe proporre un percorso più strutturato, o magari suggerire un altro tipo di supporto più adeguato. In ogni caso, l’obiettivo è fare chiarezza, insieme. Al Centro Agnesi accogliamo adulti, adolescenti e famiglie in un contesto protetto, professionale e umano. Il primo colloquio è il punto di partenza per costruire un percorso personalizzato con il supporto di psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, anche in equipe multidisciplinare quando necessario.
Se senti che è arrivato il momento di chiedere aiuto, inizia da qui. Ti aspettiamo!

