Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, un giorno per celebrare conquiste, diritti e dignità. Ma dietro le bandiere e i cortei, c’è un’Italia che soffre in silenzio: lavoratori esausti, disoccupati scoraggiati e persone schiacciate dai debiti. È tempo di dare voce anche a loro.
Lavorare fino al burnout? Purtroppo, sì.
Secondo il rapporto “People at Work 2024” dell’ADP Research, il 64% dei lavoratori italiani segnala livelli elevati di stress, il dato più alto in Europa. Oltre a essere più propensi dei colleghi europei a riportare problemi di salute mentale legati al lavoro, molti dipendenti in Italia sentono che i loro manager non forniscono il supporto necessario per gestire il carico emotivo e mentale.
E se pensi che sia solo una questione di stress passeggero, considera questo: il 64,8% dei casi di disturbi mentali si concentra tra i 20 e i 64 anni, con conseguenze evidenti sull’occupazione. Le persone con problemi di salute mentale hanno per esempio un tasso di occupazione del 42,7%, che scende al 40,2% nei casi più complessi, con un divario di oltre 20 punti percentuali rispetto alla media nazionale.
Mobbing: il lato oscuro dell’ufficio
Il mobbing, o vessazione psicologica sul luogo di lavoro, è una realtà per molti. Si stima che in Italia oltre un milione di lavoratori siano coinvolti in episodi di mobbing, con una prevalenza maggiore nelle regioni del Nord e tra i quadri e dirigenti. Fonte Le conseguenze? Disturbi dell’adattamento, ansia, depressione e, nei casi più gravi, disturbo post-traumatico da stress (PTSD).
Disoccupazione: non solo una questione economica
Essere senza lavoro rappresenta un rischio per la salute mentale. Disoccupazione, precarietà lavorativa e finanziaria e recente perdita del lavoro sono fattori di rischio per tentativi di suicidio. Senza dimenticare che il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 13,4% nel 2023 (22,7% nella fascia 15-24 anni e 10,3% in quella 25-34), indica una dinamica preoccupante per le nuove generazioni. Fonte
In Italia, i suicidi legati a situazioni di sovrai ndebitamento e crisi economica sono una questione allarmante e poco discussa. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano un tasso di suicidi di 7,2 casi ogni 100.000 abitanti, con una forte variabilità tra Nord e Sud e un’incidenza maggiore tra gli uomini nella fascia d’età 25-69 anni.
Fortunatamente, esistono strumenti come la “Legge Salva Suicidi” (Legge 3/2012), che permette a chi non riesce a pagare i propri debiti di liberarsi dalla spirale finanziaria negativa grazie a specifiche procedure.
Cosa possiamo fare?
– Parlare apertamente di salute mentale e disagio economico, rompendo il tabù.
– Sostenere politiche che promuovano il benessere psicologico nei luoghi di lavoro.
– Informare sulle risorse disponibili per chi è in difficoltà, come la Legge Salva Suicidi.
– Promuovere programmi di inserimento per persone con problemi di salute mentale e azioni di supporto per i lavoratori che rientrano dopo un’assenza causata da un disturbo mentale.
Contattaci se vuoi organizzare degli incontri informativi nella tua organizzazione aziendale.

